La botta secca ai partiti

Abolire il sistema di rimborso ai partiti con denaro pubblico e consentire invece che siano i cittadini a finanziarli, direttamente e liberamente, attraverso un meccanismo virtuoso, basato sull’attribuzione al singolo privato donatore di un credito d’imposta pari al 95 per cento del contributo versato, fino a un tetto massimo di duemila euro.
11 AGO 20
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Abolire il sistema di rimborso ai partiti con denaro pubblico e consentire invece che siano i cittadini a finanziarli, direttamente e liberamente, attraverso un meccanismo virtuoso, basato sull’attribuzione al singolo privato donatore di un credito d’imposta pari al 95 per cento del contributo versato, fino a un tetto massimo di duemila euro. E’ il cuore della legge di iniziativa popolare per la riforma del finanziamento dei partiti elaborata nei mesi scorsi dall’economista Pellegrino Capaldo e ora in arrivo alla Camera, forte di una dote di decine di migliaia di firme raccolte. Dopo mesi di cincischiamenti e ritirate poco giudiziose da parte dei diretti interessati – le iniziali buone intenzioni della strana maggioranza di riformare la materia si sono perse per strada, così come si è volatilizzata una timida proposta di compromesso targata Pdl, che puntava a introdurre un meccanismo basato sul cinque per mille – la questione dei soldi dei partiti è tornata impellente, sotto l’ultima onta di scandali. Per evitare che, come per il taglio dei costi degli enti pubblici, sia ancora una volta l’urgenza di un governo tecnico a provvedere alla riforma della politica, sarebbe opportuno prendere sul serio la proposta del presidente dell’associazione Amici dell’istituto Luigi Sturzo. Un meccanismo perfettibile, come tutti i meccanismi, ma in grado di dare un colpo definitivo al finanziamento pubblico in una prospettiva che non può non piacere a chi, da liberale, sostiene che tale flusso di denaro dovrebbe scomparire ed essere sostituito con la massima trasparenza da versamenti e fund raising all’americana. Punto e basta.
Capaldo è un uomo prudente, non giunge a tanto. Sa che ampi settori della cultura politica italiana restano favorevoli per principio al contributo dello stato (“Un finanziamento pubblico contenuto dei partiti politici è necessario per garantire la democrazia”, ha ribadito ancora ieri Luigi Zanda, vicecapogruppo pd al Senato). Ma spiega che “affidando il finanziamento della politica alla libera determinazione dei cittadini è prevedibile che si metta in moto una sana emulazione tra le formazioni politiche”. Sa anche che con la sua proposta lo stato continua di fatto a finanziare la politica (attraverso il credito d’imposta), ma “non può far nulla se il cittadino non fa il primo passo e non prende l’iniziativa”. Inoltre, l’azzeramento del rimborso è previsto in via progressiva in cinque anni. Infine, Capaldo ritiene che possano essere sovvenzionate “anche le fondazioni e le associazioni di cultura politica”. Non si tratta di dettagli tecnici, ma di snodi politici sensibili che potranno essere diversamente valutati. Ma una botta secca ai partiti, che consenta di chiudere un rubinetto incontrollabile e ridare ai cittadini la libertà di scelta è una buona idea.